Interfaccia: l'obiettivo.
"La fotografia,
in un mondo sovraccarico di immagini, resta ancora un modo per tradurre,
un mezzo tecnico di questa civiltà (in cui siamo tutti tradotti
e qualcosa e qualcuno sempre ci traduce), attraverso il quale noi e gli
spazi siamo interpretati in un gioco interminabile che si regge sul comune
disinteresse verso l'originale. Così ciò che conta è
solo la copia. L'immagine diventa così testimonianza e garanzia
di essere veramente stati in un altrove di cui, attraverso la foto, si
è razziata un'identità che ci si porta a casa come bottino".
(Alfredo Antonaros - Viaggi - Theoria 1998).
L'acquisizione delle immagini è una delle peculiarità che, insieme alla scrittura e all'acquisizione di eventi sonori, sono state definite come risposta all'obiettivo della riconoscibilità del viaggio. Immagine, quindi, come segno concreto dell'esperienza vissuta, come sussidio ai nostri sensi, alla nostra memoria. L'obiettivo, ossia la telecamera miniaturizzata, è lo strumento demandato allo svolgimento di questa funzione. L'evoluzione del progetto, naturalmente, non ha dimenticato le adduzioni relative alla trasportabilità-adattività (sempre pertinenti l'obiettivo di qualità della riconoscibilità del viaggio) per ritrovare nel nostro oggetto le caratteristiche dettate dall'esigenza del viaggio: libertà di movimento, capacità di adattarsi alle diverse condizioni di utilizzo, nonchè facilitarne la trasportabilità.
Abbiamo addotto dall'anello la possibilità di configurare la conformazione dell'oggetto con la presenza di un foro, il quale rende possibile l'"aggancio" della camera alla mano e consente contemporaneamente di mantenere la libertà di movimento.
L'adduzione della puntina come una delle possibilità di "vestire" l'oggetto, ciò naturlmente non esclude l'eventualità di utilizzarla come qualsiasi altro tipo di obiettivo di ripresa.
Abbiamo addotto un'altra procedura che ci consente di "vestire" l'oggetto, dando la possibilità di conformare l'obiettivo come una pinza da applicare su qualsiasi superficie consenta ad accoglierla.
La camera come una torcia per illuminare, come un registratore da avvicinare al soggetto da riprendere, si configura in questo caso un rapporto molto diretto con la mano.
L'occhio non guarda attraverso la camera che riprende, ma i due obiettivi (quello dell'occhio e quello della camera) seguono lo stesso punto. Esiste una forte componente di casualità delle immagini così registrate, ma è la stessa casualità che valorizza la componente ludica, la sorpresa di rivedere le immagini, il "gioco" dell'immagine rubata. Questa soluzione consente di agganciare l'obiettivo all'orecchio in modo da mantenere la corrispondenza di direzionalità tra l'occhio e la lente dell'obiettivo e permette inoltre la librtà delle mani.