3. Obiettivi di qualità.

Valorizzazione dell'aspetto ludico.

Valorizzazione della gestualità.

Riconoscibilità - Il viaggio.


Valorizzazione dell'aspetto ludico.

Il gioco come elemento di invenzione, improvvisazione, scoperta, immaginazione. La voglia di scoperta ci porta alla manipolazione, al contatto con l'oggetto o gli oggetti a portata di mano. Viene scrutato, studiato e poi "vivisezionato", smontato e rimontato, quasi a voler entrare in intimità con esso o a volerne sperimentare nuove configurazioni, nuovi assetti, nuovi utilizzi.

Utilizzi spesso non legati ad una funzione prettamente utilitaristica, ma solo atti ad appagare la nostra necessità di vittoria sulla materia; così, stravolgendola secondo schemi non iscritti, non previsti, scopriamo il nostro divertimento, soddisfiamo la nostra immaginazione. Il nostro gioco è nella forma aperta, modificabile, nell'oggetto nascosto che, inaspettatamente ed improvvisamente, ci consente nuovi giochi.

Il cambiamento delle forme, la manipolazione, la flessibilità, devono portare ad un maggiore coinvolgimento. L'oggetto deve lasciar intravedere ma non mostrare, deve costringere alla scoperta, come il bambino, che spinto dalla curiosità smonta il proprio giocattolo per vedere cosa c'è all'interno, come è costituito, quali sono le parti che lo compongono, o semplicemente per il gusto di romperlo.

Il contatto con l'elemento è così più fisico e concreto,consentendo di agire su un diverso piano di azioni al contrario degli oggetti "monolitici", dove per lo più l'interazione avviene per mezzo della digitazione tramite tastiera. La manipolazione riveste quindi un ruolo fondamentale non solo per l'apprendimento (capire come funziona e quali sono le configurazioni possibili), ma anche per renderlo più "vissuto" e personalizzabile.

Ci piace riconoscere nei nostri oggetti quel particolare o quel segno che riporta alla mente il ricordo di una situazione, di un luogo o di una persona. E' il marchio di proprietà che, anche se esistono centinaia di oggetti identici, permette di individuare il "mio" tra tutti. Spesso i segni non sono intenzionali, ma casuali, dovuti ad un urto piuttosto che ad un graffio o ad una macchia di colore. Più l'oggetto è utilizzato e manipolato, e più sarà vissuto, personale, insostituibile come compagno di viaggio.