2. Il viaggio.
L'idea del tema "Gli strumenti del viaggiatore" non era radicata in noi fin dal principio. Si è delineata sempre più, man mano che procedevamo lungo il percorso di scoperta all'interno dell'unico dato certo in nostro possesso: il viaggio. L'intenzione, ora, non è di scrivere un trattato sul viaggio, ma spiegare qual'è stato il percorso compiuto per arrivare ad identificare quell'aspetto del viaggio che reputiamo maggiormente interessante e significativo. Le prime considerazioni potevano causare un senso di disorientamento. Come si può identificare una qualsivoglia peculiarità unanimamente condivisibile, all'interno di un'esperienza fortemente personale com'è quella del viaggio? E che cos'è per noi il viaggio? Può essere interpretato da un punto di vista spirituale, non esclusivamente come spostamento spaziale, ma come tensione di ricerca e di cambiamento. Di conseguenza studiare, ricercare, vivere intensamente il nuovo sono modalità del viaggiare. E' possibile ricavare un'idea della traiettoria della storia del viaggio dal contrasto esistente tra la concezione antica del "significato" del viaggio e quella moderna, o dal rilievo diverso che viene dato ai diversi aspetti delle trasformazioni che esso provoca. Per le popolazioni antiche il viaggio aveva valore in quanto spiegava il fato umano e la necessità, mentre i moderni lo esaltano come manifestazione di libertà e come fuga dal quotidiano. Gli antichi vedevano il viaggio come una sofferenza, o addirittura una punizione ed espiazione, mentre per i moderni è un piacere ed un mezzo per ottenerne. Le epopee antiche di viaggi descrivono i movimenti con i quali individui, in gruppo e spesso in armi, confermavano un certo ordine del mondo e dimostravano la posizione che ricoprivano al suo interno. Ma sia che si parli di antichi o di moderni, resta il fatto che l'esperienza del viaggio porta inevitabilmente alla scoperta, permette di accedere a qualcosa di nuovo, originale e magari inatteso. Verso il viaggio noi nutriamo sempre delle aspettative, chiediamo che grazie ad esso ci venga concesso il tempo di vivere esperienze dove la fantasia, la sorpresa, l'umiltà ed il coraggio siano sentimenti ancora spendibili e di cui ci dimostriamo capaci. Allora, se nutriamo questa speranza, ci prepariamo al viaggio come sapessimo già cosa ci deve accadere. La valigia e il bagaglio sono il simbolo di tale previsionalità, dobbiamo essere pronti a cogliere l'essenza e il valore di ciò che troveremo dinnanzi a noi. Finito il viaggio, il narrare diventa il tentativo di ricreare con la parola, di raccogliere con le immagini e di conservare con la memoria le sensazioni che i luoghi, i suoni, le persone, i colori del viaggio ci hanno regalato. Se invece pensiamo di non aver ricevuto alcun arricchimento, la narrazione servirà come ultimo tentativo di conquista di un valore "altro" del viaggio, senza il quale perderebbe quel sapore di esplorazione e scoperta che gli erano connaturali. Dunque la memoria del viaggiatore come generatrice di spazi mentali che permettono al viaggio di essere anche ed ancora un'esplorazione, una ricerca, uno stupore, un'interrogazione su di sé e sulla propria relazione con l'altro. Il viaggio genera, quindi, un "punto di vista", una coscienza di sé, basata sull'osservazione del mondo e dei suoi vari contesti e ambienti. La fonte degli effetti attribuiti al viaggio, può essere individuata non solo nell'ampliamento dell'esperienza personale, ma anche nei limiti che il transito impone alle percezioni del viaggiatore e nel tentativo di superarli e controbilanciarli. La mobilità riduce a "brevi istanti" la visione del mondo, pone una distanza tra l'osservatore e ciò che è oggetto dell'osservazione. Il rischio è che la percezione sia limitata alla superficie, agli esterni, a linee e figure che possono essere colte rapidamente, passando. Nel suo viaggio intorno al mondo Jean Cocteau ammetteva la realtà di questi limiti imposti alle percezioni del viaggiatore ed era grato alla tecnologia moderna per la fotografia, che li trascendeva. "Io sostengo questo metodo. Vivi con le cose o dagli solo un'occhiata. Io guardo a stento. Registro. Carico la mia camera oscura. Svilupperò la mia immagine a casa." (Cocteau 1984). Questa distinzione, tra chi vede soltanto e chi registra, chi consuma il mondo ed il suo panorama, e chi fissa e trasforma quel panorama con parole e fotografie, è una distinzione tra il viaggiatore distratto e disinteressato e quello attento e vorace di sensazioni. Il movimento collega il viaggiatore al mondo, ma nello stesso tempo lo distanzia da esso. Superando i distanziamenti del transito, il viaggiatore deve sviluppare tecniche di lettura che gli permettano di cogliere ciò che è celato dietro la superficie delle cose e delle persone. Un "mondo" viene costruito, o forse ri-costruito, mediante queste operazioni, è una descrizione delle cose che contiene le tracce del rapporto tra l'osservatore e ciò che osserva. Il "diario di viaggio", il racconto, permetterà così di lasciare una traccia tangibile di vissuti, offrendo il piacere di poter ripercorrere le strade battute, di riscoprire sensazioni che quel luogo, quel momento ci hanno saputo dare.