RICONOSCIBILITA' DELLA NOSTRA IDEA DI GIOCO
(appunti provvisori)

Viene esplicitata attraverso i testi seguenti e ulteriormente sintetizzata mediante un immaginario di riferimento.
Johan Huizinga: Homo Ludens, Einaudi editore, Milano, 1946.
Saggio introduttivo di Umberto Eco, 1976.

In Homo ludens vengono presentati i concetti di "cultura come complesso di fenomeni sociali di cui fan parte a pari titolo l'arte come lo sport..., e una nozione di invariante culturale". All'interno di questa visione, il gioco viene considerato una costante dei comportamenti culturali, rivestendo la funzione di "mascherare ideologicamente le asprezze della vita".
"In Homo ludens non si afferma soltanto che ogni cultura fa posto a manifestazioni ludiche o che il gioco si fissa subito come forma di cultura. Una volta identificate le caratteristiche del gioco si arriva all'assunzione che i caratteri del gioco sono quelli della cultura e che quindi la cultura sin dall'antichità si manifesta come gioco."
NATURA E SIGNIFICATO DEL GIOCO COME FENOMENO CULTURALE
"Già nelle sue forme più semplici, e nella vita animale, il gioco è qualche cosa di più che un fenomeno puramente fisiologico e una reazione psichica fisiologicamente determinata. Il gioco come tale oltrepassa i limiti dell'attività puramente biologica: è una funzione che contiene un senso." Le grandi attività originali della società umana sono già tutte intessute di gioco: il linguaggio, il mito, il culto.
"Nella nostra coscienza il gioco si oppone alla serietà." Ma questa affermazione è estremamente precaria, perché il gioco può essere benissimo serio. "Tutti i termini di questo gruppo di nozioni a malapena coerenti a cui appartengono il gioco, il riso, la facezia, il comico e la follia, hanno in comune quell'irriducibilità di concetto che dovemmo assegnare al gioco. La loro ratio sta in uno strato particolarmente profondo del nostro essere spirituale.
Quanto più tentiamo di separare la forma gioco da altre forme di vita apparentemente affini, tanto più si rivela la sua irriducibile indipendenza." In definitiva, il gioco e altre manifestazioni dell'allegria umana non possono essere ridotte a semplici opposizioni della serietà, ma hanno una loro precisa identità e autonomia, sono assiomi che fanno parte della caratteristiche umane.

"Gioco non è la vita ordinaria o vera. E' un allontanarsi da quella per entrare in una sfera temporanea di attività con finalità tutta propria. [...] L'inferiorità del gioco ha i suoi limiti nella superiorità della serietà. Il gioco si converte in serietà, la serietà in gioco. Il gioco sa innalzarsi a vette di bellezza e di santità che la serietà non raggiunge."
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"Tutti gli studiosi sottolineano il carattere disinteressato del gioco. Non essendo la vita ordinaria sta al di fuori del processo di immediata soddisfazione dei bisogni e desideri. Interrompe quel processo. [...] Il gioco si fa accompagnamento, complemento e parte della vita in generale. Adorna la vita e la completa, e come tale è indispensabile.
Entro gli spazi destinati al gioco, domina un ordine proprio e assoluto. Ed ecco qui un nuovo e più positivo segno del gioco: esso crea ordine, è ordine. Realizza nel mondo imperfetto e nella vita confusa una perfezione temporanea, limitata. L'ordine imposto dal gioco è assoluto. [...] Il gioco vincola e libera. Attira l'interesse. Affascina, cioè incanta. E' ricco delle qualità più nobili che l'uomo possa riconoscere nelle cose ed esprimere egli stesso: ritmo e armonia."
Anna Kaiser: Genius Ludi: il gioco nella formazione umana, Armando editore, Roma, 1995.

IL GIOCO NEL LINGUAGGIO
"Nel momento in cui l'uomo è in grado di dominare il sistema linguistico e le sue regole ludiche, trae soddisfazione e piacere dall'uso di un tipo di comunicazione che altrimenti sarebbe un semplice insieme di suoni. [...] Nel gioco ironico, pur sussistendo sempre il rischio dell'ambiguità, si rilevano una varietà e una ricchezza di espressioni che rendono la parola assai meno correlata ai suoi significati letterali. Così vengono introdotti nel discorso quotidiano complessità e movimento. Il prevedibile cede spazio all'imprevisto. In un processo narratologico tanto dinamico quanto vitale si costruisce il discorso comunicativo.
Attraverso il gioco s'attenua la forza espressiva di determinati segni linguistici, essendo possibile che connotino situazioni che, a livello denotativo, sarebbero troppo scontate o solenni. Diviene lecito, in tal modo, 'raccontare' senza esagerazioni atti negativi, quali rimproveri, ordini e, più sorprendentemente, atti positivi, come un complimento, una manifestazione d'affetto o anche una dichiarazione d'amore. Dunque, si riescono a simulare giudizi o sentimenti, al solo fine, sembra, di farli sentire ancora più veri. Il discorso ironico facilita tale antinomia espressivo-comunicativa, senza provocare offesa o perpetuare inganno, poiché utilizza il gioco e le sue intrinseche, illimitate potenzialità paradossali." Il linguaggio stesso può interpretare ludicamente serietà e divertimento, "attraverso lo scoprire inedite combinazioni di vocaboli nella frase che pur conserva un significato: usare imprevedibilmente le accezioni sottese ad ogni parola e acquisire il gusto dell'enigmaticità e dell'invenzione".
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ELEMENTI LUDICI NEL MITO E NEL CULTO
"Il mito riprende, quale fondamento della propria narrazione, situazioni reali, universalmente note e accessibili, proponendosi di illustrarle in un modo che presenta, tuttavia, sempre qualcosa di contraddittorio o di non strettamente razionale. Il narratore el mito, in questo contesto, ha un preciso ruolo: agire come Homo ludens. Questi non desidera, infatti, rendere credibile ciò che racconta, né suscitare venerazione nei confronti di simboli o concetti, bensì vuole giocare con questi ultimi, coinvolgendo la partecipazione consapevolmente ludica dei propri ascoltatori. [...] Al termine della storia i significati, accolti durante il gioco stesso e assorbiti da simboli e rituali, perdono il proprio valore per acquistarne altri non appena la narrazione riprende in ulteriori occasioni e luoghi, con gli ascoltatori affascinati dall'incantesimo ludico del mito. Essa narra infatti il mistero dell'essere."
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