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Morfogenesi di Central Park

OBIETTIVI DI PROGETTO

 

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"Raro cade chi ben cammina"

Leonardo da Vinci

Attingendo alla cultura storica del parco urbano, e ad alcune personali fonti del nostro immaginario culturale (l'opera di Wassily Kandinsky, la pittura rinascimentale e contemporanea, i fumetti), abbiamo voluto definire un'immagine univocamente riconoscibile di verde urbano, legata alla nostra soggettività.

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LA NATURA DINAMICA DEL PARCO

"...il progetto che cresce e l'ambiente/contesto che si evolve sono due storie parallele che, oltre al fatto di essere intimamente connesse e interdipendenti, sono anche, strutturalmente, molto simili.     Possono essere ambedue raccontate come strutture morfogeneticamente in evoluzione."

C.Soddu E.Colabella

Qual'è il "significato" del parco, nel contesto urbano generico?  Non è più possibile oggi considerare la zona verde della città soltanto come area fine a se stessa o, peggio, come sterile polmone urbano, il cui unico scopo è fornire ricambi d'aria alla pur disastrata atmosfera delle città.
Il parco che non ha funzioni plurime e precise, è destinato a "Morire"; altresì tale pluralità di funzioni deve essere assolutamente in divenire, con le esigenze della società che muta e dei tempi che cambiano...perciò la natura dinamica dell'oggetto della nostra esperienza progettuale ha assunto un ruolo centrale.

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Per concretare questo dinamismo abbiamo concepito il progetto per "EVENTI", ovvero per elementi posti in una successione ora casuale, ora improntata ad un preciso ordine, seguendo comunque algoritmi di tipo pseudo-matematico, che ci hanno aiutato a costruire un paradigma che desse un rigore logico al progetto.

 

Abbiamo considerato fondamentale anche l'associazione  tra questi eventi ed alcune funzioni precise;  in sostanza abbiamo creduto che il TUTTO dovesse "avere un senso", ed a questo "TUTTO" abbiamo dato poi forma attraverso il contributo della nostra idea di qualità, dei suddetti algoritmi costitutivi e del costante riferimento alla cultura architettonica dei parchi, ovvero alle esperienze storicamente consolidate di arte dei giardini.

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Accanto alle finalità specifiche dell'approccio morfogenetico, stanno perciò gli obiettivi più circoscritti che noi ci siamo preposti, nella nostra lettura tendenziosa e  soggettiva della realtà progettuale.
Abbiamo cercato di raggruppare, per quanto possibile, in alcuni grandi gruppi di obiettivi, ciò che noi cercavamo di perseguire attraverso l'esperienza progettuale.

 

Consapevoli del fatto che la città di New York è stato il primo campo di sperimentazione delle nuove idee propugnate e diffuse dalla stampa di inizio secolo, in architettura e nell'arte dei giardini, abbiamo scelto questo scenario di progetto sicuri della sua grande flessibilità ed adattività alle NOSTRE sperimentazioni;    uno strumento metaforico, perciò, in analogia con ciò che i progettisti  inglesi ed americani della metà dell'ottocento fecero proprio a New York.

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Su scala minore, ovviamente, il tentativo che abbiamo attuato è stato quello di ottenere una generazione di individui/parchi (naturalmente con il contributo della morfogenesi) che rispondesse ad esigenze del nostro secolo, e che fosse "vetrina" della nostra idea di architettura.

 

L'IDEA POSITIVA DI PARCO

Al parco è associata una idea di non-affidabilità, di timore nei confronti della abituale popolazione (il parco regno dei tossicodipendenti), è possibile costruire una cultura contraria, far si che tutti si "riconoscano" nel parco, in modo che venga combattuto il luogo comune (ma è veramente tale?) di ciò che viene considerato uno dei tanti "domini della criminalità"?

 

"Avanzava col passo leggero di chi è uso camminare, aspirando e penetrando attento, con tutti i sensi, il silenzio del bosco.

Nel modo in cui beveva l'aria e calpestava il terreno, seguiva con gli occhi la fuga di uno scoiattolo... nel suo essere c'era qualcosa di tacitamente coercitivo, una imperturbata acutezza e un'innocenza partecipe della vita del tutto, e avvolto in esse come in un manto fatato quell'uomo possente sembrava percorrere un regno di cui fosse in segreto un re."

Herman Hesse, "Il miglioratore del mondo"

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Una strada da seguire potrebbe essere quella di restituire il parco alla gente, il parco non può esistere in quanto tale, ma solo se associato ad altri fatti urbani specifici.
Le strategie urbane caratterizzate da una forte attenzione ai problemi della morfologia del verde possono assumere un ruolo fondamentale per il raggiungimento della qualità.
Al fine di ottenere gli obiettivi che ci eravamo prefissati abbiamo agito in due principali direzioni;   nella prima abbiamo cercato di recuperare alcuni valori simbolici e metaforici propri del giardino,  ma soprattutto abbiamo tentato di fornire una pluralità di ruoli agli eventi individuati all'interno del parco.

 

Progettare il parco è stato quindi, per noi, creare nuovi ambienti ed immaginare un paesaggio capace di suscitare emozioni.
Nel nostro caso il parco non è stato solamente un susseguirsi di elementi naturali,  ma è stato concettualizzato come  una struttura ordinata di elementi naturali ed artificiali.
Il parco insieme alle strade ed alle piazze, è una struttura urbana pubblica per eccellenza;   per poter funzionare deve offrire abbastanza attrazioni al pubblico della grande città, deve essere in grado di ridare ai cittadini il contatto con la natura.

 

"I parchi devono conservare il loro ruolo complesso di luoghi per giocare, per incontrarsi, per appartarsi, per fare esperienza con i vari aspetti della natura, per confrontarsi con il mistero, come scenario di spettacoli, ma soprattutto essi dovrebbero contenere qualcosa di unico:   l'illusione di un mondo migliore, una visione di nuove possibili realtà che potrebbero rendere il mondo di domani più felice"

Dusan Ogrin

 

Ciò che abbiamo  progettato è una sintesi tra il parco dei divertimenti, un parco naturalistico che rispondesse alle esigenze dell'ecologia, ed una struttura sportiva, cercando però di guidare il progetto e le sue trasformazioni verso assetti culturalmente significativi;   abbiamo pensato soprattutto al parco come metafora del paradiso terrestre, oppure al parco come riproduzione del modello urbano circostante, luogo di circolazione per eccellenza, circuito intricato e colorato di mille flussi.

 

"Il giardino è la matrice del parco ed è anche la matrice del paesaggio.       Anche il paesaggio è una creazione culturale che comicia a essere, a esistere, solo quando noi lo percepiamo come tale.      Per l'uomo antico, il paesaggio, come termine,   visione unitaria, concetto, non esisteva, esisteva un insieme di percezioni frammentarie, e questo naturalmente non toglie che a molti di noi oggi piacerebbe di più vivere in quell'insieme di frammenti che nei paesaggi che ci circondano attualmente, ma solo faustianamente questo è probabile,  cioè solo attraverso un patto col diavolo"

Ippolito Pizzetti

 

Agendo sul riprogetto di Central Park, infrastruttura per il dopolavoro, verde pubblico attrezzato, dovevamo cercare di creare una struttura rispondente alle esigenze dei cittadini, capace di fornire risposte ai loro bisogni/richieste.

 

"Nel parco centrale, l'arabesco corre ovunque, mette ogni situazione in rapporto con l'insieme, copre tutto con una rete non ortogonale ma sinuosa:  produce una evaporazione nel tempo e nello spazio, e una metodicità di punti di colore"

Walter Benjamin

 

"La freccia fra mondo reale e mondo possibile misura, in negativo e momentaneamente, la qualità raggiunta dal reale.    Traccia la differenza tra l'ambiente esistente ed il raggiungimento di quello, fra gli scenari virtuali possibili che la stessa realtà ha suscitato in ognuno di noi, che appare più desiderabile mentre lo percorriamo e viviamo mentalmente."

C.Soddu, E.Colabella

 

Leggendo questo pensiero ci si è presentata una interessante possibilità, tra le tante, del progetto che ci apprestavamo a costruire.

 

Ci siamo posti il problema di una simulazione, ma anche di di un raffronto duplice, ovvero da una parte quello tra il reale e l'immaginario (ad esempio i fumetti), dall'altra il reale ed il desiderabile, attraverso le possibili combinazioni genetiche dei codici base da noi individuati.
Uno strumento fondamentale, ed assai potente, è stato quindi la misura della qualità attraverso una differenza;   il modello, il pretesto, ovvero New York, scelta volutamente come maggiore, "esagerata" espressione dell'ideale metropolitano, ha fornito l'occasione per valutare quanto "buona" sia la realtà, attraverso un raffronto con l'irrealtà.

 

"Valutiamo la qualità in base al differenziale fra desiderabile ed offerto, e non in base a dati analitici"

 

E' questo il classico metodo d'azione della tecnica simulativa, che proietta in un prossimo futuro fatti che nel presente NON esistono, almeno materialmente, ma che hanno consistenza teorica in virtù di particolari costrutti matematici, grazie ai quali tali fatti possono essere manipolati e studiati utilmente.

 

LA RICONOSCIBILITA' DELLA NOSTRA  IDEA DI ARCHITETTURA

Un preciso obiettivo del nostro lavoro è stato sicuramente il fatto di riuscire ad affermare, attraverso il segno progettuale, una immagine univoca, inconfondibile, del nostro "fare progettuale",   d'altra parte questo è un un po' l'intento di ogni architetto che si rispetti; ogni progettista deve  perseguire, fra gli altri, questo fine, spesso percorrendo una strada faticosa, spesso non riuscendovi affatto.
Ebbene nella simulazione dell'evoluzione morfogenetica del "Parco" ("IL Parco", secondo la nostra convinzione), di "Central Park" insomma, dove abbiamo cercato di operare attraverso la fusione degli elementi propri dell'architettura del verde con quelli del "costruito", affascinati dal significato intrinseco del parco, tramite fra il naturale e l'artificiale, strumento di dialogo fra l'architetto e la natura;  in questa operazione abbiamo voluto dare un segno di noi, seppur consapevoli delle tante difficoltà e dell'opinabilità di tante scelte.

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Il mezzo di cui ci siamo avvalsi nel creare la nostra riconoscibilità progettuale è l'insieme delle cosiddette adduzioni di qualità, ovvero ciò che il nostro percorso culturale mette a nostra disposizione;      specificando che TUTTO può e deve far parte di questo percorso (il quale ovviamente ci forma come persone, prima che come professionisti),  non deve stupire il fatto che accanto alle suggestioni dello spiritualismo di Wassily Kandinsky, abbiamo attinto alla fantasia di quella che riteniamo un'arte con pari dignità rispetto alle arti "Maggiori", il FUMETTO, con particolare riferimento alla saga di Batman nella sua Gotham City, peraltro concepita e creata con chiari riferimenti alla realtà metropolitana, di New York in particolare.

 

L'INCREMENTO DI COMPLESSITA' COME MOTORE DEL PROCESSO PROGETTUALE

L'unico modo per tenere vivo il progetto che cresce è quello di incrementarne la complessità, al fine di non esaurire il flusso progettuale in breve tempo,  senza aver raggiunto considerevoli risultati.
Abbiamo visto una forte analogia tra la definizione di complessità in progress riferita al progetto in genere, e la nostra idea di parco in evoluzione;  in fondo questa sua evoluzione non è altro che un continuo incremento di complessità;   ogni risposta che viene via via data ad un determinato quesito progettuale diviene a sua volta "richiesta formale" in grado di innescare una risposta successiva.
"L'attività progettuale tende alla qualità ambientale possibile, e quindi alla riduzione del differenziale realtà/immaginario"
Non v'è dubbio che questo processo iterativo APERTO, ovvero virtualmente infinito, che non si conclude cioè nel volgere di un numero finito di cicli, stia alla base della "vitalità" del nostro progetto.

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"Gli obiettivi sono essenzialmente due:    1. la costruzione di una struttura evolutiva capace di rispondere in progress ai bisogni concettuali dello stesso progettista  2.una dinamica di acquisizione progressiva di complessità che favorisca simultanemanente la crescita di capacità adattiva e di risposta del progetto e il progressivo virare della categoricità soggettiva del primo gesto verso una possibilità di apprezzamento intersoggettivo"

C.Soddu, E.Colabella