TEMPO E MEMORIA



TABELLA DEI CODICI DEL TEMPO


SOLSTIZI

TERRA DI MEZZO

EQUINOZI

 

 

UNIVOCITA'

MITO

SPECIFICAZIONE

REGOLE

EQUILIBRIO

ASTRAZIONE

 

 

 


LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

MISURA DEL TEMPO E CELEBRAZIONE DEL MITO

 


Uno tra i monumenti più notevoli dellare pittorica italiana è certamente la cappella degli Srovegni a Padova.

Verso la fine dell'età comunale questa città ebbe uno dei momenti più felici della sua espansione economica; i suoi commerci e i contatti che i suoi mercanti avevano intrecciato con le altre città italiane avevano portato ad una fioritura culturale di grande rilievo. Per tutto il Trecento l'influenza toscana si fece sentire nell'arte e nella cultura padovana. L'università, una delle più antiche del mondo, che operava a Padova fin dagli inizi del secolo precedente aveva contribuito non poco alla diffusione della cultura e molti intelletti toscani come Giovanni Pisano, Dante e Giotto avevano trovato ospitalità tra le sue mura.

Enrico degli Scrovegni, uno degli uomini più ricchi e in vista dela città, Figlio dell'usuraio Reginaldo degli Scrovegni, ricordato da Dante nell'Inferno, aquistò l'area della antica Arena per costruirvi il suo palazzo. A fianco del complesso egli volle che si costruisse una piccola cappella che doveva essere dedicata alla Vergine Maria. L'affresco del Giudizio Universale, proprio sopra la porta, mostra infatti il momento della dedicazione, da parte di Enrico, della cappela alla Vergine.

Poiché i mezzi di Enrico non erano assolutamente modesti, per dipingere l'interno della cappella venne chiamato Giotto. Inutile sottolineare la felicità della scelta visto che questo miracolo pittorico ci affascina tuttora.

Ciò che ci preme porre in evidenza sono i recenti studi di Hans Michael Thomas specializzato nell'indagine dei motivi psicologici e teologici che hanno guidato le espressioni artistiche medioevali, esaminando il quadro che nella cappella rappresenta la Natività ha trovato alcune caratteristiche del tutto inconsuete nella espressione pittorica della scena divina.

Il Cristo Bambino, per esempio, che dovrebbe essere il personaggio centrale di tutta la scena, è posto al lato del dipinto, verso la prima finestra della chiesa che si trova alla sua sinistra, in una posizione che non era consueta ai tempi di Giotto. Inoltre, la forma del suo viso, l'aureola che circonda la sua testa, la disposizione dei personaggi, i cinque angeli disposti sulla capanna, tutto è ispirato alla circolarità, ad un movimento che sembra procedere dalla sinistra verso destra, con il Cristo all'origine di tutto questo. Il cerchio, nello spirito della teologia contemplativa era la figura perfetta, senza inizio e senza fine, una figura divina. I cinque angeli sopra la capanna sembrano disposti nella stessa direzione del moto del Sole il quale sorge al mattino alla sinistra di chi osserva e tramonta alla sua destra. Giotto, secondo lo studioso tedesco, pare suggerire all'osservatore lo spirito teologico che informa il dipinto. Il Sole, per il dotto del '300, poteva rappresentare anche il Cristo. La teologia contemplativa infatti paragonava spesso l'astro con Gesù, specialmente al momento della sua nascita.

Tutto dunque lascia pensare ad una possibile implicazione del Sole e del suo moto nella costruzione logica del dipinto. Vi è qualche relazione tra gli effetti luminosi e i momenti solenni dell'anno liturgico? La Natività in particolare?

Lo studio della cappella dal punto di vista astronomico inizia con la deteminazione della direzione del suo asse principale, grazie a questo dato (65°.3) ed a piante molto accurate si è potuto ricostruire il cammino della lama di luce, filtrante dalla finestra, sull'affresco la mattina del giorno di Natale. Ebbene, come mostra la figura, al mattino, al sorgere del Sole, la luce che entra dalla finestra forma un lungo e stretto rettangolo luminoso sulla parete; poi lentamente questo rettangolo si sposta verso il basso e lentreil Sole sale sulla volta celeste. Tra le 10 e le 11 (ora solare) la finestra ilumina completamente la porticina che consentiva l'entrata dei signori Scrovegni che venivano ad assistere alle funzioni liturgiche. Quando, col passare delle ore la macchia luminosa giunge alla fine del suo cammino, a mezzodì, essa tocca il pavimento dalla parte della parete settentrionale della cappella. Poi la luce sparisce poiché i raggi provenienti dalla finestra vengono intercettati dalla spalletta dell'arco che introduce all'abside. In quel momento una persona che si trovasse sull'asse della chiesa di fronte ai gradini verrebbe illuminata proprio sulla sua testa dalla luce del Sole proveniente dalla finestra. Proprio nello stesso istante un'altra persona che si ponesse di fronte al quadro della Natività verrebbe illuminata proprio sulla fronte dalla luce proveniente dalla seconda finestra alla destra dell'affresco.

Un effetto come questo doveva essere quanto mai suggestivo, specie se consideriamo la particolarità della atmosfera mistica che circonda il Natale.

Considerati i risultati ottenuti Hans Michael Thomas decise di insistere sul sentiero ormai tracciato per verificare se esistessero altre relazioni di carattere astonomico fra gli astri e la cappella.

Giotto e i suoi allievi, sulla parete d'entrata della cappella, dipinsero la grandiosa scena del Giudizio Universale. In questa, nella sua parte inferiore, è rappresentato l'atto di donazione della cappella alla Madonna da parte di Enrico degli Scrovegni e, a sinistra, tra i beati appare anche S.Francesco, un santo che era particolarmente caro a Giotto perchè ad Assisi egli, assieme al suo maestro Cimabue, aveva ornato negli ultimi anni del 1200 la basilica dedicata al santo di Assisi.

Considerata l'mportanza che Giotto doveva attribuire alla scena, perchè non provare ad analizzarla più attentamente? Utilizzandi i dati sull'orientamento della chiesa, le piante molto accurate della costruzione e i rilievi fotografici del grande affresco, è stato possibile col calcolo tracciare il cammino luminoso determinato da un piccolo foro che è posto sopra la prima finestra , quella che si trova immediatamente a sinistra della porta d'ingresso, e che genera una lama luminosa piuttosto netta.

I risultati dei calcoli fatti sui dati geometrici del foro gnomonico hanno fornito dati alquanto significativi.

Spesso la storia rincorre se stessa, Giotto nella adorazione dei Magi dipinge una stella cometa in modo molto realistico come se in qualche modo avesse potuto osservarla (non si tratta infatti del solito astro a cinque punte con una lunga coda), infatti questa cometa possiede una chioma molto ben definita nei suoi particolari e una coda leggermente rivolta verso l'alto come nella realtà avviene. Proprio per questa particolare rappresentazione si è supposto che la cometa di Giotto non fosse altro che la cometa di Halley che fece una delle sue comparse nel cielo nel 1301, pochi anni prima dell'inizio della costruzione della cappella (1304).

Questa immagine fù presa a simbolo della missione della sonda Giotto che nel 1986 ha avvicinato e fotografato la cometa di Halley. Forse può risultare difficile pensare che in epoca cosi antica fosse possibile una così grande capacità di utilizzare i fenomeni celesti per ottenere effetti così suggestivi. Non bisogna incorrere nell'errore di considerare arretrate le conoscenze astronomiche del tempo, in quel periodo era molto diffuso l'utilizzo dell'astrolabio e della sfera armillare e tra i numerosi quadri di ispirazione Giottesca dipinti nella Sala della Ragione a Padova, appare anche l'immagine dell'astrologo che sta consultando proprio una sfera armillare. Gli strumenti dunque esistevano e si sapevano anche usare.