Particolari della sequenza

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19. La scelta di abbandonare la città
"Tutti questi anni egli s’era affannato, senza neppur saperlo, e s’era dato un gran da fare, per diventare un uomo come gli altri, come quei bambino, e con tutto questo la sua vita era diventata molto più povera e più miserabile che la loro, poiché i suoi scopi non erano i loro, né egli ne condivideva i pensieri : tutto quel mondo degli uomini - Kamaswami era stato per lui solo un gioco, un ballo a cui si assiste, una commedia. Soltanto Kamala gli era stata veramente cara, preziosa ; ma lo era ancora ? Aveva ancora veramente bisogno di lei? O Kamala di lui ? Non giocavano un gioco senza fine ? Era una cosa, questa, per cui fosse necessario viverre ? No, non era necessario !...E così seppe Siddharta che il gioco era finito, che non l’avrebbe potuto più giocare. Un brivido gli corse per il corpo e nell’anima : sentiva che qualcosa era morto. Per tutto quel giorno egli sedette sotto l’albero di mango, assorto nel ricordo di suo padre,, nel ricordo di Govinda, nel ricordo di Gotama. Per diventare un Kamaswami qualunque aveva abbandonato tutti costoro ? Sedeva ancora quando si fece notte. Con un brivido scorse le stelle, e pensò : << eccomi qui seduto, sotto il mio albero di mango nel mio giardino di delizie>>. Sorrise un poco : era dunque necessario, era giusto, non era un pazzo gioco ch’egli possedesse un albero di mango, un giardino ? Anche per queste cose era finita, anche questo morì in lui. Si alzò, prese congedo dall’albero di mango, prese congedo dal giardino. Non aveva preso cibo tutto il giorno e sentendo fame pensò alla sua casa in città, al suo letto, alla tavola apparecchiata, Sorrise stanco, si scosse e prese congedo da tutte queste cose. In quella stessa notte Siddharta abbandonò il suo giardino, abbandonò la città e non vi tornò mai più." Back













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Giò Pomodoro, "Superfici in tensione, contatti"
Lucio Fontana, "Concetto spaziale"





A. Tessi, "Spiraglio." "Illuminazione in speleologia."




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Questa pagina è stata progettata da Claudia Dalmino e Luigi Lattanzi (a.a. 1995-'96)
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