|
|
|
|
|
|
|
- Sin dall'epoca più remota la storia ci ha insegnato che
l'uomo nei suoi spostamenti e nei nuclei abitativi, tracciava
i suoi percorsi di spostamento secondo la propria istintiva UTILITA';
REALE.
- Ossia secondo la condizione più ottimale di sfruttamento
di quel sito e di quelle condizioni, individuando quindi un concetto
di "COMODITA';-UTILITA';" (l'uomo è
costantemente proiettato al miglioramento delle proprie condizioni
di comfort. anche attraverso la tecnologia).
- L'uomo ha la capacità di individuare in uno spazio una
certa situazione che, rielaborata, dà un risultato che
offre sempre la massima utilità e beneficio.
- L'essere umano individua uno spazio e lo utilizza parallelamente
alla variabile del tempo.
- L'uomo si è evoluto e con lui la storia, il nucleo abitativo
pian piano si è trasformato in villaggio e poi in città
per approdare via via alla metropoli.
- La gestione territoriale, dalla centuriazione romana alla lottizzazione
americana, ha comunque e sempre dimostrato i concetti di individuazione
spaziale e di gestione utile dei percorsi.
- Le considerazioni fin qui trovate tracciano l'evidente necessità
per l'uomo di individuare quei percorsi che gli permettono il
raggiungimento del luogo prefissato e di mantenere l'orientamento.
- Egli, individuati quegli spazi necessari allo svolgersi della
vita, ossia dei suoi doveri (per es. il lavoro) e dei suoi piaceri
(per es. il tempo libero) in luoghi oggettivamente differenti,
pretende di poter soddisfare questi BISOGNI-NECESSITA';
spostandosi possibilmente nel minor tempo; deve quindi individuare
all'interno dell'impianto cittadino il percorso più utile.
- Ora, emerge il problema della riconoscibilità di questo
percorso: quali possono essere quegli elementi, quei particolari
segni urbani che permettono l'individuazione e la riconoscibilità
stessa di un AMBIENTE ?
Le città crescono nel tempo acquisendo COMPLESSITA';
FORMALE e FUNZIONALE, gli stessi progetti di architettura nel
loro evolversi acquistano capacità di RISPOSTA MULTIPLA
alle ESIGENZE ed ai BISOGNI 1.
1 C. Soddu, E. Colabella, "Il progrtto ambientale
di morfogenesi", Esculapio, 1992 (Il testo è da ritenersi
basilare per l'approccio metodologico adottato).
TOP
TOP
Dalle occasioni progettuali prese in considerazione si procede compiendo una serie di adduzioni logiche, che una volta catalogate e risperimentate progettualmente, restituiscono una serie di risposte indispensabili alla creazione del progetto: ossia, si prova mediante metodo scientifi co se quel dato progetto soddisfa o no le esigenze richiestegli, arrivando per gradi alla determinazione di un PARADIGMA PROGETTUALE 3 3 cfr. glossario (sistema schematico-organizzativo), che raccoglie un chiaro schema metodologico di progetto, secondo la propria logica progettuale che sarà, evidentemente, soggettiva e differenziata per ogni progettista 4 4 C. Soddu, E. Colabella, "Il progrtto ambientale di morfogenesi", Esculapio, 1992 (Il testo è da ritenersi basilare per l'approccio metodologico adottato).
Il vantaggio principale di uno STRUMENTO DI CONTROLLO è quello di ESSERE CAPACE DI CONTROLLARE e anche di ADATTARSI a situazioni diverse ed impreviste.
- Ero partito con particolare entusiasmo nell'interpretare particolari contributi filmici che presentavano forti relazioni con l'esprimersi dell'architettura (non per nulla Rohmer definisce il cinema "arte dello spazio" 5 5 E. Rohmer, " L'organizzazione dello spazio", Marsiglio, 1977, partendo da una base che forse non era di pura ricerca progettuale ma che verteva probabilmente sull'analisi di problematiche plurime.
- Approfondendo la ricerca e seguendo le indicazioni del mio relatore,
ho appreso che il contributo filmico andava utilizzato
come esempio per esprimere un qualcosa e non come rappresentazione
soltanto, assumendo vera pregnanza nel momento in cui io esprimo
alcune problematiche attraverso quell'esempio.
- Particolarmente complesso si è rivelata l'individuazione
delle potenziali complessità di una mia possibile
progettazione e quanto questa poteva essere legata all'interesse
che io nutro rispetto alla riconoscibilità a livello
di percezione e comunicazione visiva di complessi sistemi dinamici
e in specifico all'interno dello spazio aperto dell'ambiente urbano.
- Le prime valutazioni mi hanno portato a considerare la complessità dell'ambiente in cui andavo ad operare.
- In secondo luogo è emersa tutta una serie di motivazioni legate al come poter utilizzare i riferimenti cinematografici come mezzo di indagine e di scoperta.
- Rispetto al FILM ci si è chiesti, come valutare e considerare
le sequenze filmiche, sotto quale profilo. E quale atteggiamento
progettuale intendevo proporre e rispetto a che cosa.
- Quindi, improntando la mia ricerca da PROGETTISTA e non da analista della pellicola, mi sono posto degli OBIETTIVI determinando una serie di problematiche abbinate ad alcuni esempi offerti dalla cinematografia.
- La difficoltà maggiore rimaneva il riuscire a STUDIARE, CREARE, COMUNICARE e ad INTERFACCIARE direttamente tutta la FASE SPERIMENTALE e il PERCORSO DI SCOPERTA, tentando di trovare il mezzo di sperimentazione più adatto (e intercedendo progettualmente) per raggiungere quello scopo attraverso il metodo più efficace.
- Voglio precisare che operativamente non ci si riduce a ricercare
un aspetto rispetto ad un altro, ma si innesca un'operazione di
verifica attraverso dei MODELLI che volta per volta cambiano.
- Il percorso di scoperta attraverso i contributi filmici coincide con la prima fase del PROCESSO di PROGETTAZIONE di MORFOGENESI focalizzata da una prima rilettura dei contributi provenienti dalla totalità delle pellicole visionate.
- In conclusione andrò a lavorare sulla riconoscibilità AMBIENTALE o meglio, andrò a costruire una STRUTTURA della RICONOSCIBILITA' AMBIENTALE che parte dalla CITTA' e arriva all'ELEMENTO.
- Vado a RICONOSCERE la CITTA' ossia l'IDENTITA'
dei LUOGHI: quali sono gli elementi che sono CARATTERIZZANTI il
LUOGO; poi nidificando, quali sono i caratteri dell'elemento per
cui arrivo in fine ad una STRUTTURA di CARATTERIZZAZIONE NIDIFICATA.
TOP
- La sperimentazione su base scientifica permette di creare un sistema che gestisce la struttura anche casuale di certi interscambi, facilitando l'elaborazione di diverse rappresentazioni che mi fanno capire alcuni aspetti fondamentali alla soluzione del mio problema.
- Così facendo riesco a cogliere il PERCHE' e il COME la
struttura si può consolidare e cioè può RISPONDERE
ALLA COMPLESSITA' DEI BISOGNI UMANI proprio perché
mediante tale processo riesco a riprodurre degli scenari la cui
casualità è controllata dalla LOGICA della produzione
di questi scenari e quindi avrò un incremento delle risposte
pertinenti ai problemi che devo individuare attraverso la costruzione
di un MODELLO 6 6 C. Soddu, E. Colabella, op.cit.
TOP
- Il rapporto spazio-temporale che coinvolge l'evoluzione
di questa TESI sta nel verificare all'interno della città
la plausibilità dei rapporti spaziali e temporali,
basandosi sullo studio dei percorsi e sulle relative
distanze ricercando nella RICONOSCIBILITA' e IDENTITA' dei LUOGHI la formula migliore di gestione
degli spazi e dei collegamenti.
- Controllare il rapporto tempo-spazio della città,
significa in questo caso lavorare sui SEGNALI URBANI, andando
a valutare gli elementi di ECCEZIONE che segnano e misurano
la città, che effettivamente la ridisegnano.
- Inoltre utilizzare come universo di riferimento lo SPAZIO-TEMPO cinematografico, significa comunque entrare in contatto con l'evolversi di alcune dinamiche evidenziate attraverso la bidimensionalità di una proiezione che scorrendo racchiude spazi e tempi differenti, in un altro spazio-tempo, quello della realtà di quel momento.
- Partendo dal concetto che la maglia di un impianto urbano è
strutturalmente complessa e identificabile sommariamente come
una successione di elementi che si ripetono, la RICONOSCIBILITA'
progressiva dei suoi LUOGHI (che possono corrispondere allo spostamento
da un punto A ad un secondo punto B), sarà dettata dalla
dimensione spazio-temporale dei percorsi stessi.
- La RICONOSCIBILITA'dei LUOGHI e dei PERCORSI sarà suggerita
da una precisa sequenza visiva (paragonabile in un certo senso
alla sequenza filmica), che l'individuo percepisce lungo il divenire
e lo scorrere del percorso stesso.
- Questa percezione ha la sua decodifica nell'identificazione
dell'elemento di ECCEZIONE come conferma spaziale e temporale,
come CARATTERIZZANTE l'IDENTITA' del LUOGO stesso e quindi dell'AMBIENTE
di quella città.
- Questi due concetti di organizzazione sotto forma di struttura, mi permettono di svolgere al loro interno alcune verifich - Questi due concetti di organizzazione sotto forma di struttura, mi permettono di svolgere al loro interno alcune verifiche.
- La complessità di tale struttura, corrisponde all'organizzazione
di possibili percorsi di scoperta all'interno della città,
evidenziando tutta una serie di relazioni che lega la SOGGETTIVITA' di ogni uomo alla COMPLESSITA' intesa come ADATTIVITÀ
e come stratificazione di senso della città.
- All'interno di questi scenari vado a determinare il ruolo dei
possibili PERCORSI DI SCOPERTA e il ruolo dell'ADATTIVITA' rispetto
alle SOGGETTIVITA' diverse, facendo in modo però che queste
considerazioni siano utilizzabili come arricchimento
concettuale e metodologico del progettista.
- Alcune ricostruzioni raccontano la mia SOGGETTIVA LETTURA DA
PROGETTISTA di questi scenari filmici definendo il come alcuni
cambiamenti possibili hanno intaccato o amplificato
quella QUALITA' individuata precedentemente.
- A livello di STRUTTURA AMBIENTALE questo intervento progettuale
coinvolge un'interazione tra NATURALE/ARTIFICIALE che da progettista
definisco come:
- Il paradigma è un insieme di regole e di procedure derivanti
da una serie di scelte di tipo adduttivo e di tipo soggettivo.
- I contributi che gestiscono il PARADIGMA INDIZIARIO finale provengono
da tutto un lavoro svolto sino a quel momento e dall'interscambio
sinergico di tutte le osservazioni sintetizzate.
- Il paradigma quindi è uno strumento di CONTROLLO dell'EVOLUZIONE e deve essere un sistema complesso ed aperto con una grande CAPACITÀ di RISPOSTA.
- Di fondamentale importanza per il PARADIGMA INDIZIARIO, è il concetto di FLESSIBILITÀ, cioè la capacità del sistema stesso di assimilare volta per volta tutte le possibili variabili che intendiamo produrre con la DINAMICA EVOLUTIVA del nostro PROGETTO ed inoltre deve avere la possibilità di CRESCERE e CAMBIARE con estrema facilità 9 9 ibidem
- Il fatto che il PARADIGMA sia comunque gestito dalle scelte
soggettive del progettista, crea nell'ambito di rilettura
dei vari contesti le premesse per un INCREMENTO DI COMPLESSITÀ
dell'ambiente e per un innalzamento della sua QUALITÀ
TOTALE.
- Proprio questa carica di soggettività sarà
l'elemento chiave nella ricerca positiva di maggiore complessità,
intesa come capacità di risposte multiple, imprevedibili
e intersoggettive; o meglio, verso una CRESCITA/ACCUMULO di SIGNIFICATI/RISPOSTE
possibili che promuovono un sistema di forma "aperta"
10 10 ibidem.
TOP