Dario Ferracin e Andrea Resmini - lo spazio sacro

modelli


Morfogenesi dello spazio sacro

Il processo/progetto di morfogenesi dello spazio sacro e' innanzitutto un momento di verifica sperimentale. L'obiettivo iniziale si identificava con la definizione di un progetto di specie "spazio sacro", in cui il processo generativo di riconoscibilita', il DNA dell'artificiale, venisse individuato sulla base dei rapporti tra le sequenze spaziali e le interfacce: l'intenzione era quella di leggere il sacro come un sistema di eventi spaziali variabile per scansione temporale e distanze.
Il flusso di progetto ha sostanzialmente seguito lo schema delineato da C. Soddu ed E. Colabella ne "Il progetto ambientale di morfogenesi" .
Sono stati scelti quattro modelli, luoghi od edifici sacri all'interno delle rispettive culture di origine, eterogenei tra loro quanto ad apparenza e destinazione come controllo, verifica e motori di incremento della complessita' del sistema: il circolo megalitico di Stonehenge in Inghilterra, il Tholos di Atreo in Grecia, la chiesa romanica di San Platano in Sardegna, il teatro Noh giapponese.
La scelta e' stata operata sulla base assolutamente soggettiva delle suggestioni preprogettuali dell' immaginario di riferimento, con il solo criterio temperativo della differenziazione per cosi' dire funzionale tra i modelli: questo perche' non si voleva indagare una sottospecie luoghi di culto, ma il piu' vasto concetto di sacralita', non implicante direttamente motivazioni religiose.
Al contempo ognuno di essi e', o meglio rappresenta, una sfaccettatura nel modo complesso di immaginare e di raffigurarsi lo spazio sacro.
Lo strutturarsi del progetto e' stato quindi improntato alla trasversalita' dell'esperienza, e di questo il percorso iniziatico e' stata la metafora, il catalizzatore, del primo paradigma indiziario, inizialmente semplice sequenza di eventi primari che strutturano la transizione dallo spazio esterno, profano, allo spazio del sacro.

Mircea Eliade, nel suo libro "Il sacro e il profano", sostiene che le ierofanie siano la prima manifestazione specificatamente spaziale del sacro.
Nella loro varieta', dall'avvistamento di un'aquila alla caduta di un fulmine ad un decesso, le ierofanie attribuiscono comunque un carattere unico di ieraticita' al luogo: creano un punto nello spazio . Creando il punto, e la sua area di influenza con esso, si crea per contrapposizione anche l'altro da esso, lo spazio profano .

Per necessita' di chiarezza si e' deciso di mutuare per la definizione degli eventi del paradigma indiziario i termini che, in tempi diversi, Mircea Eliade e Christian Norberg-Schultz hanno teorizzato ed utilizzato nei loro studi sulla topologia dello spazio antropico. Piu' specificamente riprendendo dal primo la specifica distinzione tra caos , indifferenziato fuori, e luogo , centro della esperienza umana, e dal secondo la chiara sistematizzazione del rapporto di questi spazi in percorsi, caratterizzati da relazioni, e domini, esemplificati nel recinto e caratterizzati da chiusura.
Gli elementi del paradigma indiziario sono stati quindi identificati sinteticamente come percorso, soglia, recinto, luogo, e questi sono stati utilizzati per verificare i modelli progettuali dello spazio sacro

Una breve discussione sui problemi della realizzazione tecnica dei diversi edifici e siti naturali in computer grafica e' consultabile alla pagina relativa alla costruzione dei modelli tridimensionali. La parte e' strettamente tecnica ed espositiva.


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Last updated on February 25th 1997