Morfogenesi dello spazio sacro
Il processo/progetto di morfogenesi dello spazio sacro e'
innanzitutto un momento di verifica sperimentale. L'obiettivo
iniziale si identificava con la definizione di un progetto di specie
"spazio sacro", in cui il processo generativo di riconoscibilita', il
DNA dell'artificiale, venisse individuato sulla base dei rapporti
tra le sequenze spaziali e le interfacce: l'intenzione era quella
di leggere il sacro come un sistema di eventi spaziali variabile per
scansione temporale e distanze.
Il flusso di progetto ha sostanzialmente seguito lo schema delineato da C.
Soddu ed E. Colabella ne
"Il progetto ambientale di morfogenesi"
.
Sono stati scelti quattro modelli, luoghi
od edifici sacri all'interno delle rispettive culture di origine,
eterogenei tra loro quanto ad apparenza e destinazione come
controllo, verifica e motori di incremento della complessita' del
sistema: il circolo megalitico di Stonehenge in Inghilterra, il
Tholos di Atreo in Grecia, la chiesa romanica di San Platano in
Sardegna, il teatro Noh giapponese.
La scelta e' stata operata sulla
base assolutamente soggettiva delle suggestioni preprogettuali
dell' immaginario di riferimento, con il solo criterio temperativo
della differenziazione per cosi' dire funzionale tra i modelli:
questo perche' non si voleva indagare una sottospecie luoghi di
culto, ma il piu' vasto concetto di sacralita', non implicante
direttamente motivazioni religiose.
Al contempo ognuno di essi e', o meglio rappresenta, una sfaccettatura
nel modo complesso di immaginare e di raffigurarsi lo spazio sacro.
Lo strutturarsi del progetto e' stato quindi improntato alla trasversalita'
dell'esperienza, e di questo il percorso iniziatico e' stata la
metafora, il catalizzatore, del primo paradigma indiziario,
inizialmente semplice sequenza di eventi primari che strutturano la
transizione dallo spazio esterno, profano, allo spazio del sacro.
Mircea Eliade, nel suo libro "Il sacro e il profano", sostiene che le
ierofanie
siano la prima manifestazione specificatamente spaziale del sacro.
Nella loro varieta', dall'avvistamento di un'aquila alla caduta di
un fulmine ad un decesso, le ierofanie attribuiscono comunque un
carattere unico di ieraticita' al luogo: creano un
punto nello spazio
.
Creando il punto, e la sua area di influenza con esso, si crea per
contrapposizione anche l'altro da esso,
lo spazio profano
.
Per necessita' di chiarezza si e' deciso di mutuare per la definizione
degli eventi del paradigma indiziario i termini che, in tempi
diversi, Mircea Eliade e
Christian Norberg-Schultz
hanno teorizzato
ed utilizzato nei loro studi sulla topologia dello spazio
antropico. Piu' specificamente riprendendo dal primo la specifica
distinzione tra caos , indifferenziato fuori, e
luogo
, centro della esperienza umana, e dal secondo la chiara sistematizzazione
del rapporto di questi spazi in percorsi, caratterizzati da
relazioni, e domini, esemplificati nel
recinto
e caratterizzati da
chiusura.
Gli elementi del paradigma indiziario sono stati quindi
identificati sinteticamente come percorso, soglia, recinto, luogo, e
questi sono stati utilizzati per verificare
i modelli progettuali dello spazio sacro
Una breve discussione sui problemi della realizzazione tecnica dei diversi
edifici e siti naturali in computer grafica e' consultabile alla pagina
relativa alla
costruzione dei modelli tridimensionali. La
parte e' strettamente tecnica ed espositiva.