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Perchè lo spazio sacro. E' una domanda destinata a rimanere parzialmente senza risposta. Ci hanno guidato impressioni, desideri, immagini, visioni, ricordi. Elementi terribilmente soggettivi, un terreno che forse la poesia meglio riuscirebbe ad estrarre dagli oscuri recessi della natura alla luce del giorno.
Questa ricerca è nata comunque da un desiderio di viaggio, da un senso
di instabilità cresciuto sulle pagine de Le città
invisibili di Italo Calvino. L'atmosfera magica, irreale, di assoluta
ambiguità temporale e spaziale dei racconti del veneziano Marco Polo a
Kublai Kan, le città strane e meravigliose come miniature di un salterio
medievale, il senso di sospensione e di perdita, hanno agito come catalizzatore
sui nostri fantasmi di strade, città, mari.
Perchè esisteva un progetto per questo nostro sentire indistinto, e lo
avremmo visto solo oltre gli alberi, se le nuvole si fossero aperte.
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