Ogni processo creativo nasce quando ci si pone ad equivocare qualcosa,
forme,culture,leggi,concetti,situazioni,funzioni.
Tutto ciò solitamente si basa ed é inteso in determinati piani distinti.
ll loro ribaltamento, derivante dall'atto-equivoco, crea innovazione,
arte, alternative, qualità,analisi. Si tratta della negazione totale delle
nostre basi culturali riguardanti un concetto, un oggetto, una situazione.
Mescolare significa creare analogie, simbologie, legami, collegamenti; così
si arriva a trasportare contesti interi intorno ad altri centri/concetti/idee
di oggetti.Si arriva a trasportare qualcosa nella dimensione, nel contesto appartenente
a qualcosa d'altro. Questo processo di contestualizzazione forzata stravolge il
significato del significante, le sue funzioni si svuotano oppure si moltiplicano
all' ennesima potenza arrivando allo stesso risultato.
Lasciano spazio a nuove alternative di funzioni e forme, il ricordo di quelle vecchie
diventa, per l'equivoco, persino ridicolo al confronto con quelle appena nate.
I nuovi paradigmi giocano fra loro e con i fantasmi di quelli sostituiti.
A questo punto l'equivoco ha già scardinato le regole del rapporto tra forma e funzione,
e ha dato il via a un meccanismo che genera una sequenza di possibili varianti.
In tali alternative è possibile trovare la soluzione che dà innovazione all' oggetto.
Porre qualcosa in qualcosaltro, pensare qualcosa come qualcosa d'altro genera infinite
alternative/spunti progettuali/soluzioni innovative.
Se si amplia il raggio di analisi di questo processo si arriva a porre sè stessi nelle
condizioni e nelle situazioni di altri. Porre sè come altro da sè rappresenta un
atteggiamento progettuale atto a instaurare collegamenti creare analogie tra la
propria individualità e un possibile utente, quindi tra sè stessi,la propria
creativita/estro/capacità di vedere in qualcosa altro da quella cosa, e l'utente
quindi le sue esigenze legate alla praticità e alla fattibilità.
Anche tra questi due mondi l'atto-equivoco può trarre soluzioni progettuali alternative
e profondamente innovative.
Alcuni mesi fà mi sono chiesto se, come per i fenomeni naturali si era riusciti da tempo a dare una analisi attraverso i grafici, anche per il fenomeno-equivoco era possibile dare un' analisi attraverso segni convenzionali quali quelli dell'alfabeto.
Questa immagine é la mia rappresentazione dell' equivoco:il punto può essere
inteso come punto della "i" e allo stesso tempo frainteso come quello del punto di domanda.
Oppure può essere ancora inteso come la ruota anteriore di uno scooter.
E allo stesso modo si può vedere il manubrio nel braccio iniziale della "i",
il suo corpo può essere il telaio che termina la sua traccia in corrispondenza della ruota posteriore.
L'equivoco é qui esemplificato come modalità progettuale di ricchezza e complessità
nella struttura del linguaggio.