E' difficile spiegare le sensazioni che provai quando alla fine mi misi in viaggio. Per i primi venti minuti circa di percorso non potrei dire di essermi sentito in preda ad eccitazione o aspettativa alcuna, cosa questa dovuta, senza alcun dubbio, al fatto che sebbene mi andassi allontanando sempre piu' da casa, continuavo pur sempre a trovarmi in una zona, continuavo pur sempre a trovarmi in una zona ad essa circostante con la quale avevo una sia pur sup-erficiale familiarita'.
Ma ecco che alla fine anche i dintorni si fecero irriconoscibili, cosicché mi resi conto di essere andato al di la' di ogni confine precedentemente raggiunto. Ho sentito alcuni descrivere il momento in cui, dopo aver spiegato le vele su una barca alla fine si perde di vista la terraferma, e immagino che la sensazione di disagio mista ad eccitazione che talvolta viene descritta in rapporto a quel momento debba essere qualcosa di molto simile a cio' che provavo in quella Ford man mano che il paesaggio intorno a me si faceva piu' estraneo.
Fui percorso dalla sensazione di essermi davvero lasciato alle spalle Darlington Hall, tanto che devo confessare di aver provato un lieve senso di apprensione - sensazione resa ancora piú grave dall'idea che forse non mi trovavo affatto sulla strada giusta, ma che a tutta velocitá mi stessi dirigendo in una direzione sbagliata, verso un lougo selvaggio. Non fu che la sensazione di un momento, ma basto' a farmi rallentare. E persino quando mi fui assicurato di essere sulla strada giusta, mi vidi costretto a fermare un momento la vettura per fare, per cosi' dire, il punto della situazione.
"Quel che resta del giorno" Kazuo Ishiguro
| sensazioni
familiarita' viaggio aspettativa in preda ad eccitazione |
terraferma
raggiunto confine perde di vista irriconoscibili estraneo disagio |
lieve senso di apprensione
luogo strada direzione sbagliata rallentare fermare punto della situazione |
L' immensa flotta ribelle era immobile nello spazio, pronta a sferrare l'attacco. Era a centinaia di anni luce dalla Morte Nera, ma nell'iperspazio il tempo era un momento e la forza di un attacco non si misurava in termini di distanza ma di precsisione.
All'esterno della cabina, le stelle incominciarono a scorrere velocemente, diventando piú luminose e piú lunghe mentre la flotta si lanciava, con un boato, alla velocitá della luce, procedendo prima di pari passo con i fotoni delle stelle circostanti e poi sfrecciando nell'iperspazio stesso... per scomparire nel lampo di un muone.
"Il ritorno dello jedi" James Kahn
| tempo
centinaia di anni luce iperspazio momento precisione |
iperspazio
scorrere velocemente stelle velocita' della luce piu' luminose piu' lunghe fotoni scompare nel lampo |