POLITECICO DI MILANO

FACOTA`DI ARCHITETTURA


CORSO DI DISEGNO E RAPPRESENTAZIONE

A.A. 1997/1998

PROF. ENRICA COLABELLA

STUD. FRANCESCA BUFFA

MATR. 176791



GIACOMO LEOPARDI

La sera del d di festa

Dolce e chiara la notte e senza vento,

E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti

Posa la luna, e di lontan rivela

Serena ogni montagna. O donna mia,

Gi tace ogni sentiero, e pei balconi

Rara traluce la notturna lampa:

Tu dormi, che t'accolse agevol sonno

Nelle tue chete stanze; e non ti morde

Cura nessuna; e gi non sai n pensi

Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.

Tu dormi: io questo ciel, che s benigno

Appare in vista, a salutar m'affaccio,

E l'antica natura onnipossente,

Che mi fece all'affanno.A te la speme

Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro

Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

Questo d fu solenne: or da' trastulli

Prendi riposo; e forse ti rimembra

In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti

Piacquero a te: non io, non gi, ch'io speri,

Al pensier ti ricorro.Intanto io chieggio

Quanto a viver mi resti, e qui per terra

Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi

In cos verde etate! Ahi, per la via

Odo non lunge il solitario canto

Dell'artigian, che riede a tarda notte,

Dopo i solazzi, al suo povero ostello;

E firamente mi si stringe il core,

A pensar come tutto al mondo passa,

E quasi orma non lascia. Ecco fuggito

Il d festivo, ed al festivo il giorno

Volgar succede, e se ne porta il tempo

Ogni umano accidente.Or dov' il suono

Di que' popoli antichi? or dov' il grido

De' nostri avi famosi, e il grande impero

Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio

Che n'and per la terra e l'oceano?

Tutto pace e silenzio, e tutto posa

Il mondo, e pi di lor non si ragiona.

Nella mia prima et, quando s'aspetta

Bramosamente il d festivo, or poscia

Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,

Premea le piume; ed alla tarda notte

Un canto che s'udia per li sentieri

Lontanando morire a poco a poco,

Gi similmente mi stringeva il core.